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 Tomb Raider: the Angel of Darkness
Piattaforma: PS2/PC
Genere: Avventura/Azione
Prodotto da: Eidos
Sviluppato da: Core Design
Distribuito da: Leader
N° Giocatori: 1
Requisiti di sistema (PC): Win 98SE/ME/2000/Xp, PIII Athlon 500Mhz o equivalente, 128Mb di RAM, Scheda video compatibile con DirectX 9 con 18Mb di memoria, Scheda audio compatibile con DirectX 9, 300Mb di spazio libero su disco fisso.


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L'affaire Tomb Raider

TOMB RAIDER: THE ANGEL OF DARKNESS - IL GIORNO PIù BUIO?

Lara Croft è tornata e la sua ultima avventura riporta in auge critiche, polemiche e pettegolezzi, quasi si trattasse di un personaggio pubblico reale.
Lungi dal soffermarci troppo a lungo su altro che non sia videogioco, vogliamo comunque sottolineare un paio di dati importanti, nella sezione “approfondimenti”, per chi volesse curiosare un poco dietro le quinte dello show business.
Invece, nonostante i tuoni e i fulmini che si sono abbattuti sul titolo, ci preme qui sottolineare che l’ultima fatica della Core Design è tutt’altro che disprezzabile.

Un’introduzione dal buon taglio cinematografico ci conduce velocemente in quella che sarà la più oscura e tenebrosa avventura della nostra eroina, accusata dell’omicidio del suo amico-mentore-traditore-Von Croy.
Creduta morta nel crollo di una piramide egizia (nel quarto capitolo della saga, Tomb Raider - The Last Revelation - PSOne, Dreamcast, PC, Mac - Eidos, 1999), l’intrepida archeologa ha preferito allontanarsi dalla scena per un lungo periodo fino a quando Von Croy non ha chiesto il suo aiuto, nonostante l’abbia abbandonata, anni prima, proprio nel momento del pericolo.
Lara Croft dovrà quindi, fin dai primi momenti di gioco, scappare dalla polizia francese, indagare sull’omicidio e sventare i piani di una organizzazione malefica denominata la Cabala che, a quanto pare, è la responsabile dell’accaduto.

Il primo livello funge da tutorial e subito salta all'occhio un’ottima grafica. Per quanto riguarda texture e modellato degli ambienti, così come tutto il resto dell'avventura, mostra una cura maniacale ed un’estetica davvero impressionante.
Si può fin da subito apprezzare tutta una serie di ottimi effetti di luce, nebbia/gas volumetrici e differenti condizioni atmosferiche. La colonna sonora si presenta parecchio ispirata.
Chi ha giocato alle precedenti avventure troverà questo livello introduttivo semplicemente terribile per via del nuovo metodo di controllo del personaggio: se prima ci si muoveva lungo una sorta di griglia virtuale, permettendo spostamenti precisi, anche se non molto fluidi, adesso molti movimenti sono automatici e la leva analogica controlla il personaggio tridimensionalmente in tutte le direzioni, cosa particolarmente disorientante ogniqualvolta vi sia un cambio di inquadratura.
Lo shock va superato. In fondo non è stato facile abituarsi al primo metodo di controllo di Tomb Raider e, alla lunga, questo nuovo sistema risulterà persino più intuitivo di quello precedente anche se tutt’altro che perfetto. Per questo motivo è consigliabile l’uso di un joypad per la versione PC, in quanto l’uso del mouse e tastiera non raggiungerà mai l’immediatezza necessaria.

Senza dubbio deve essere rivisto il sistema di cambio delle inquadrature, a volte noioso e spiazzante (ma sempre nei limiti dei difetti tipici della serie), anche se bisogna ammettere che i designer della Core hanno fatto di tutto perché questo gioco avesse una narrativa serrata ed inquadrature dinamiche come nelle ultime produzioni cinematografiche.
Il modellato dei corpi è ben fatto e i personaggi cadono/saltano/corrono/subiscono colpi/muoiono in maniera abbastanza credibile.
Nel gioco è presente una ricerca estetica diretta alla stilizzazione grafica piuttosto che al realismo; i personaggi assomigliano più a quelli di un fumetto che agli attori di un film o a persone in carne ed ossa.
Lara Croft è ora composta da ben 5000 poligoni, contro i 500 delle edizioni passate, ma conserva intatta la sua figura da bambola/icona. Stessa cura è stata adottata per il primo personaggio secondario giocabile della saga, un volto nuovo nella serie, l’enigmatico Trent, dai modi sbruffoni e dai poteri psichici misteriosi ma quanto mai opportuni.

I combattimenti sono ben fatti e il nuovo sistema di controllo permette di girare attorno al nemico ”agganciandolo” con la mira automatica, cosa che prima richiedeva una coordinazione ed un numero molto maggiore di pulsanti/tasti da premere.
Soldati, guardie, malati mentali di un manicomio, mostri... ogni personaggio è ben caratterizzato ed esprime le emozioni in modo convincente.
Proprio nel rapporto del personaggio principale con i comprimari vi è la prima vera novità introdotta nella serie.
Lara può parlare ed interagire con numerosi personaggi e, a seconda delle scelte effettuate, diverse strade o percorsi narrativi differenti si apriranno al giocatore. Purtroppo, questa novità è presente solo nei primi livelli di gioco perché, man mano che si prosegue nell’avventura, questa si fa più lineare e più simile a quanto già visto nelle precedenti uscite dedicate alla signorina Croft.
Anche il tanto decantato incremento di abilità di Lara, come nei giochi di ruolo, è in realtà una sorta di interruttore mascherato...”solo se muovi QUELLA specifica cassa avrai forza necessaria per superare il baratro” non è diverso in termini di gameplay da “tira quella leva per superare il baratro”.

I due livelli in cui si può utilizzare il misterioso Trent non si discostano più di tanto dai precedenti in quanto a meccanica di gioco. Cambia, però, l’ambientazione, cupa e angosciante, mentre le animazioni di questo personaggio risultano un po’ meno curate ma comunque accettabili.
Insomma, in realtà è sempre Tomb Raider, afflitto dai soliti bug (si attraversano pareti, si vede l’interno della testa di Lara o dei mostri, sempre che la telecamera non si metta a vibrare perché si è incastrata tra due casse) che, per quanto fastidiosi non arrivano agli eccessi di Tomb Raider: Chronicles (la quinta avventura) e non rovinano un’esperienza di gioco che fin dal primo episodio è stata abbastanza impegnativa.
Si vedono i tentativi di restare fedeli a tutti i costi alla serie e quelli di innovarsi per non perdere terreno di fronte alla concorrenza... e si nota persino che alcuni aspetti del gioco sono stati sviluppati solo a metà per poter far uscire A.o.D. in concomitanza col nuovo film, come le numerose mappe delle aree da esplorare che si ritrovano lungo il persorso ma che non si possono consultare! (nei precedenti episodi, le mappe neppure esistevano... è già qualcosa, no?).
Inoltre, se la versione Playstation 2 presenta una grafica tra le migliori possibili su questa console, dalla versione PC ci si aspettava, dopo aver visto, ad esempio, Splinter Cell, almeno ombre calcolate in tempo reale sullo sfondo e non la sola ombra di Lara, per di più sospesa spesso nel vuoto.
Inoltre la versione PC risente molto di più del cambio nel sistema di controllo ed è ancora più irritante vedere che la pratica sempre più comune sta diventando quella di vendere un gioco e rilasciare in Internet, nei mesi successivi, le patch per correggere i difetti della mancata ottimizzazione.
Un gioco comunque da provare se non siete fan di Lara Croft e da comprare assolutamente se avete instaurato un rapporto di amore/odio con le precedenti avventure: Angel of Darkness è Tomb Raider al 100%, nel bene e nel male.

Voto PS2 7,4

Voto PC 6,5


Stefano Martino


immagini di Tomb Raider. the Angel of Darkness © Eidos 2003