The Elder Scrolls V – Skyrim

Ecco com’è andata: riceviamo Skyrim da recensire nel tardo pomeriggio. Poco dopo, però, uno spicchio di vita sociale richiede la nostra attenzione e occupa la serata. Rientrati a casa, decidiamo di infilare il disco nella console per il consueto rito “assicuriamoci che funzioni” e anche perché la curiosità riguardo il nuovo Elder Scrolls non manca di certo. “Giusto la creazione del personaggio e la sequenza iniziale”, ci diciamo, mentre lo sguardo corre all’orologio: le undici di sera. Alle tre del mattino le palpebre si fanno troppo pesanti e, con la morte nel cuore, dobbiamo forzatamente spegnere la nostra Xbox 360. Già questo incipit potrebbe dare la misura di quanto Skyrim ci sia piaciuto e chiudere qui discorso e recensione. Ma dato che non si può dare per scontato che tutti conoscano già questo atteso titolo, sarà il caso di fornire qualche dettaglio in più.

Skyrim è un gioco di ruolo e d’azione fantasy che ci porta nelle regioni nordiche di Tamriel, il continente in cui è ambientata la serie The Elder Scrolls, di cui questo titolo costituisce il quinto capitolo (per Xbox 360 era già uscito il precedente, Oblivion). Nei panni del (o della) protagonista, che creeremo dopo una breve introduzione, potremo aggirarci liberamente per la vastissima area di gioco, sia seguendo gli eventi della trama principale, sia compiendo le innumerevoli missioni facoltative che potremo accettare o rifiutare nel corso dei nostri vagabondaggi.

Per chi avesse già giocato a Oblivion, le reali novità sono davvero minime (a parte tutte le nuove creature da incontrare e o affrontare, ma questo è dato per scontato): un menù più agile, ma anche più spettacolare (le costellazioni!), una grafica ancora più strabiliante, caratterizzazioni dei personaggi più realistiche, ma anche più gradevoli (una delle poche pecche di Oblivion erano i personaggi femminili, raramente dotati del benché minimo fascino). Per chi non avesse avuto alcuna esperienza con Morrowind (terzo capitolo, uscito anche per Xbox) o il più volte citato Oblivion, specifichiamo che l’esperienza è davvero appagante, a dir poco. Se siete bramosi di gettarvi nella battaglia e versare il sangue dei vostri nemici (umani e non), le occasioni non vi mancheranno, dato che Skyrim è assai frequentato da banditi, mostracci vari e draghi ansiosi di sgranocchiarvi con gusto.

Ma per chi scrive, nei panni di un emulo fantasy di Lewis & Clark, nulla è paragonabile al piacere dell’esplorazione e della scoperta di luoghi meravigliosamente ricreati sullo schermo. Già, perché questo è uno di quei casi in cui la grafica ricopre un ruolo davvero fondamentale: foreste o montagne innevate, fiumi e cascate, lande ghiacciate, antiche rovine, piccoli villaggi o grandi città, imponenti fortezze… Tutto è così realistico, ricco, dettagliato e magnificamente illuminato da lasciarci a bocca aperta anche di fronte a una semplice radura nella foresta o alla costa di un mare artico…

Sarà che siamo nati e cresciuti in una città, ma aggirarci per questi paesaggi non ci stanca mai. Anche perché, nonostante la specifica ambientazione (Oblivion abbracciava una maggiore porzione di continente, anche se paradossalmente l’area di gioco è qui assai più vasta), il team di Bethesda è riuscito abilmente a scansare il rischio di monotonia variando moltissimo i paesaggi. Giocando sia con le condizioni climatiche, sia con le varianti offerte dalla natura stessa (possiamo solo immaginare l’immenso lavoro di documentazione!), sia con i diversi insediamenti umani… Anche la ripetitività di alcune ambientazioni, che oggettivamente affliggeva un po’ Oblivion – dove i sotterranei erano tutti un po’ uguali, qui si percepisce in misura notevolmente ridotta.

Rispetto al precedente episodio, aumenta anche la fauna che possiamo incontrare nel corso delle nostre peregrinazioni. E non ci riferiamo ai classici animali destinati a movimentare la giornata – orsi e lupi, per intenderci, cui qui si aggiungono le temibili tigri dai denti a sciabola e le loro varianti artiche–, ma a tutta una serie di innocue creature che spesso ci attraverseranno la strada fuggendo alla nostra vista e che potrete cacciare, se siete così duri di cuore: lepri, volpi, renne, alci… Ecco, a non fuggire saranno invece i colossali mammut che bisogna essere molto stupidi o davvero tosti per pensare di affrontarli, ma che costituiscono una vista sempre spettacolare!

Ma parliamo un po’ di noi, adesso, o meglio, del nostro alter ego. Al momento della creazione potremo scegliere solamente il sesso e la razza di appartenenza e quindi modificarne l’aspetto secondo i nostri gusti. A questo punto, partita in quarta l’avventura, potremo svilupparne le caratteristiche, semplicemente usando gli oggetti o le nostre capacità: aggirarsi in atteggiamento furtivo o usare una normale spada farà aumentare, rispettivamente, il nostro grado di furtività o di abilità con le armi a una mano, così come usare un determinato incantesimo aumenterà la nostra abilità con quella scuola di incantesimi. Di per sé questo ci sarà di poco aiuto al momento, ma, ogni volta che passeremo di livello, avremo in “omaggio” sia un incremento di Magia o di Salute o di vigore, sia un punto bonus da spendere in un’abilità o scuola di magia, purché si sia raggiunto il grado necessario. Un sistema che è più complicato da spiegare che da usare, ve l’assicuriamo!

Per quanto sia scontato, in questo genere di giochi, aggiungiamo che la nostra potenza e la nostra capacità di difesa possono essere modificate (così come il nostro aspetto) con l’acquisto di armi e armature. Che più sono massicce e più ci rallentano, come potete immaginare. La novità rispetto al quarto capitolo, dove potevamo giusto affilare le nostre armi, è che qua abbiamo la possibilità di forgiare, riparare, incantare qualunque oggetto. Non sottovalutate, quindi, le sane attività di spaccatura della legna o di picconaggio in miniera, perché i materiali grezzi, eventualmente da raffinare, tornano molto utili. Oppure, se non ne avete la pazienza e la voglia, potrete comprarli da specifici commercianti o cacciatori. Già, perché  anche qua la nobile arte del commercio sarà fondamentale. Depredare le vostre vittime (stando attenti al peso che potrete portare, ma per fortuna, seguendo la trama, presto avrete la preziosa compagnia di Lydia!) per usare o rivendere il loro equipaggiamento si rivelerà una pratica forse discutibile, ma indubbiamente molto utile. Anche perché… Volete davvero vagare per Skyrim senza una calda magione in cui fare ogni tanto ritorno e depositarvi gli oggetti che al momento non vi servono? Certo che no, ma le case costano!

I soldi servono e non si ottengono solo come ricompensa per le nostre eroiche imprese! Certo, potete anche aggredire e derubare chiunque vi pare, ma quando poi capitate in un consorzio civile con una taglia sulla testa e le guardie cominciano a darvi la caccia, sono cavolacci amari! Insomma, come avrete capito, Skyrim costituisce un’esperienza entusiasmante, cui manca forse (potremmo anche non averla scoperta noi, data la vastità dell’esperienza che il titolo Bethesda concede!) una trama romantica, per renderla davvero completa e suggellata da una bella colonna sonora, suggestiva e sempre adeguata alle ambientazioni o alle situazioni.

Tutto perfetto, quindi? Ci piacerebbe… non abbiamo mai dato un 10 in vita nostra e Skyrim se lo meriterebbe anche… Se non fosse per un paio di piccoli difetti. Nulla di grave, ma l’entusiasmo per questo titolo non può farceli ignorare. Il primo e più fastidioso è costituito dalla mancanza di un comando per il cambio rapido delle armi in combattimento, opzione che era invece prevista in Oblivion e non si capisce come mai sia stata eliminata. Perché quando un avversario contro il quale hai scoccato una o più frecce ti carica con l’arma sguainata e tu devi passare alla tua arma da combattimento ravvicinato, dover aprire il menù, selezionare l’elenco degli oggetti e quindi l’arma più adatta, non solo “rompe il ritmo” dell’azione e fa calare la concentrazione, ma crea anche quell’attimo di esitazione nel tornare alla lotta che… Beh, una prima mazzata inevitabilmente te la prendi!

Per tacere poi di quando affrontiamo i draghi che, con il loro continuo volare via e poi atterrare nuovamente per attaccarti meglio, spezzano in continuazione il combattimento, altrimenti molto coinvolgente. Ripensandoci, è un vero peccato, perché non si tratta di un difetto da nulla. È invece molto più insignificante il problemino che ci è capitato di sperimentare giusto in un paio di occasioni, ovvero il fatto che, durante il combattimento, il nostro personaggio diventasse improvvisamente invisibile per qualche secondo (senza prendere alcuna pozione, sia chiaro!), lasciando disorientati per un istante noi, ma non il nostro avversario, che continuava a tempestarci di mazzate. Non che questo l’abbia salvato dalla nostra furia, comunque. Un altro aspetto che oggettivamente non sarebbe di per sé manchevole, ma lo diviene inevitabilmente in confronto all’edizione originale è il doppiaggio italiano. Che è ben realizzato, nella media dei giochi di ultima generazione, va riconosciuto. Ma quando apprendiamo che nella versione inglese il cast dei doppiatori poteva vantare nomi come Max Von Sydow, Christopher Plummer, Joan Allen e molti altri attori più o meno noti, inevitabilmente rimpiangiamo di non poter giocare in inglese con i sottotitoli.

Ma quei decimi di punto in meno rispetto al massimo voto sono dovuti principalmente alla faccenda del mancato cambio rapido. Per il resto, possiamo solo dire che, appena pubblicata questa recensione, noi torneremo a immergerci nel meraviglioso mondo di Skyrim! E voi che cosa state aspettando?

Overall Score 9,4
Grafica:10/10
Sonoro:8/10
Gameplay:9/10