SCHEDA DEL GIOCO
Genere: Sportivo Calcio
Prodotto da: Konami
Sviluppato da: Konami
Distribuito da: Halifax
N° Giocatori: 1-7 offline, 2-4 online
Note: Disponibile anche per Xbox 360 e PC. Dal 28 ottobre anche per PS2 e PSP, dal 5 novembre anche per Wii
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Negli ultimi anni, la saga calcistica di PES ha dovuto risalire la china in cui era precipitata con l’avvento della nuova generazione di console. I coder Konami, infatti, hanno da subito (PES 2008) dimostrato di non riuscire ad adattare al nuovo hardware le meccaniche che avevano reso Pro Evolution Soccer l’indiscutibile re del divertimento calcistico nell’era PS2. Il risultato è stata l’uscita di una serie di titoli che inizialmente ci avevano anche stupito ed entusiasmato, per le tante feature che si sono aggiunte di anno in anno e anche per una crescente resa visiva, ma che non avevano resistito, per quanto ci riguarda, alla prova del tempo.

Dalla scorsa edizione (PES 2011) le cose avevano cominciato a cambiare e, seppure con numerosi aspetti rivedibili, il calcio simulato di Konami aveva iniziato a mostrare interessanti progressi. Ora, un anno dopo, PES 2012 è qui a confermare che Seabass e i suoi hanno ascoltato critiche e commenti e hanno cercato di capire quali ingredienti della loro formula rendessero il prodotto finale ancora “imperfetto”. Ciò non significa che la versione di quest’anno dello storico franchise pallonaro sia scevra di difetti. Vuol dire, però, che il prodotto finale (che noi testiamo nella versione “patchata” – una “pezza” rilasciata il giorno stesso dell’uscita del gioco – e con il primo Pacchetto Dati che aggiorna squadre e rose già disponibile) è sicuramente più convincente a tutto tondo, e che si candida, finalmente, a una lunga permanenza nella nostra PS3.

Le novità che più ci hanno convinto le abbiamo trovate sul campo. Non tanto nei molti dettagli di contorno (nuovi stadi, folla più “viva”, fotografi, cameramen e quant’altro) e neppure nell’ancor più curata espressività e mimica dei giocatori, quanto (udite! udite!) nella ritrovata giocabilità. Parliamo di ritrovata perché, in alcuni momenti, ci è sembrato di fare un tuffo indietro di qualche anno e di ritrovarci davvero per le mani il PES che a noi piace e diverte di più. Forse la sensazione sarà dovuta a un diverso rapporto tra la palla e il calciatore che ne è in possesso: sicuramente è più incollata ai suoi piedi, ma, per quanto la cosa possa sembrare poco realistica, risulta più controllabile e restituisce a chi impugna il pad l’impressione di essere maggiormente coinvolto. Questo fa sì che si ristabilisca, molto più degli scorsi anni, il giusto feeling tra noi e gli undici schierati sul campo da gioco virtuale.

Un feeling alimentato anche da una vera primizia in casa PES: la gestione dei giocatori senza palla. Tradotto: non solo possiamo, con lo stick analogico destro, manovrare un nostro compagno di squadra e suggerirgli traiettoria e tempismo dell’inserimento in attacco, ma anche selezionarlo e prenderne il controllo liberamente, sia su calci da fermo che in situazioni difensive. Un rapido movimento dello stick nella direzione voluta e ci troveremo a controllare (più o meno) chi vogliamo dei componenti della nostra squadra. Tutto questo aggiunge varietà e maggiore efficacia alle manovre, sia nella nostra metà campo che in quella avversaria. Ad aumentare la propensione d’attacco ci pensa anche l’IA, che spinge, finalmente!, i compagni a inserirsi con maggiore frequenza, a lanciarsi sulle fasce spesso e volentieri, invece di rimanere inspiegabilmente impalati.
Migliorata l’efficacia dei cross: ora non rimane che affinare un po’ di più l’arte del colpo di testa, al momento ancora un po’ grezza, per i nostri gusti… Un po’ grezzi anche i portieri, le cui movenze non sono mai state il forte di PES, ma che la patch del “day one” ha promosso da stupidi pupazzi a discreti rappresentanti della loro categoria. La fisica della sfera è ancora da affinare, sospesa com’è tra realismo e Super Tele, tra siluro e palla medica: generalmente il suo comportamento è buono, ma talvolta non sembra ricevere correttamente il nostro impulso, generando tiri tra i più “loffi” che si siano visti su un campo virtuale, tanto quanto missili terra-aria davvero impressionanti.
Dal passato, riemergono le sfide affrontabili in allenamento, una sorta di mini giochi che fungono anche da efficace quanto divertente tutorial e che, se affrontati con dedizione, daranno i loro frutti, una volta che saremo scesi in campo. Ancorata nel recente passato anche la situazione licenze che dà vita a bizzarre idiosincrasie nel gioco: abbiamo a disposizione tutte le squadre partecipanti alla Copa Libertadores? Sì, ma non possiamo usarle al di fuori del loro ambito (ad esempio per inscenare una semplice amichevole internazionale). Nel campionato inglese le squadre con nome e divisa ufficiale si contano sulla punta di… due dita (Manchester United e Tottenham Hotspur); poche le rappresentanti della Bundesliga e molte le compagini nazionali senza licenza, tra le quali spicca il Brasile, vestito, anche quest’anno, con una maglia di fantasia.

Una piccola parentesi la dedichiamo anche all’aspetto sonoro del gioco. Se la telecronaca, che vede il ritorno di Pierluigi Pardo e il buon esordio di Luca Marchegiani, è un punto forte di PES 2012 e se anche l’atmosfera complessiva da stadio è migliorata, altrettanto non si può dire della tracklist che accompagna i vari menù, frutto di scelte che, almeno a noi, paiono incomprensibili, se non semplicemente brutte. Questione di gusti? Non c’è dubbio, ma ridateci le più anonime ma più caratteristiche musiche che costituivano la colonna sonora delle uscite PS2 di un tempo: talvolta buffe, persino un po’ ignobili, ma sempre meglio che cercare di concentrarsi sulla formazione da schierare mentre uno dei cantanti dei jpoppari Fear and Loathing in Las Vegas fa l’imitazione orientale dei già orridi Eiffel 65 e l’altro gli controcanta, vomitando parole nel microfono, manco fosse il frontman dei Cradle of Filth. Come diceva qualcuno, siamo troppo vecchi per queste str… ehm, per tutto ciò…
La sfida online è rimasta sostanzialmente identica a quella che, comunque, aveva offerto una buona prova nell’edizione 2011. Sono state aggiunte tante piccole funzionalità, soprattutto legate alla community. È stata introdotta una nuova regolamentazione che punisce i giocatori scorretti (quelli con troppi scollegamenti nel corso delle partite, ad esempio), relegandoli ad affrontare solo i loro “simili”, e viene data la possibilità di assegnare un “premio” Fair Play all’avversario appena incontrato. Inutile dire che la cultura sportiva diffusa da queste parti fa sì che nessuno (tranne noi) sembra essere interessato a perdere un secondo del suo tempo prezioso per assegnare questo riconoscimento… sigh! Un appunto all’online lo facciamo, comunque: i menu (non da quest’anno, ammettiamolo) risultano non sempre chiari e certe opzioni, tipo la possibilità di giocare due contro due, dovrebbero essere poste un po’ più in evidenza. Perché non è possibile effettuare questa scelta direttamente dal menu principale?

Molte altre novità, più assimilabili a ritocchi e ampliamenti di feature già esistenti, coinvolgono Master League e Diventa un Mito, affiancate da Club Boss (che ci mette nei panni del presidente di una società calcistica), modalità, quest’ultima, sbloccabile nella sezione Extra.
PES 2012 rimane, dunque, ampiamente migliorabile sotto diversi aspetti, non c’è dubbio. Così come non ci sono dubbi né remore nel dichiarare che il miglioramento più importante ci sembra presente già nel grembo di questa edizione. Che vi convincano o meno le legnosità e le parti ancora da limare dell’intera offerta Konami, PES 2012 fa una cosa importante che i suoi immediati predecessori promettevano, ma non mantenevano: riesce a divertire e a ristabilire quella sottile dipendenza che, in fondo in fondo, cominciava proprio a mancarci!
Luca Del Savio
immagini di PES 2012 © Konami 2011



