NBA JAM: BOOMSHAKALAKA!

NBA Jam. Al solo sentir pronunciare queste parole la memoria del videogiocatore attempato scatterà a perdifiato lungo il campo dell’esperienza, spiccherà un balzo siderale sino a raggiungere la stratosfera del godimento videoludico e, dopo qualche improbabile evoluzione, schiaccerà con prepotenza nel canestro dei titoli gustati con piacere.
Agli sbarbatelli la cui mente, viceversa, è ferma sulla linea di fondo campo con lo sguardo fisso nel nulla, ci corre l’obbligo di ricordare come Acclaim abbia rispolverato uno (se non “il”) brand di maggior successo della sua produzione. Un gioco di basket che dalla data della sua prima apparizione in sala giochi (correva l’anno 1987), ha perpetrato la sua formula vincente su ogni macchina da gioco elettronica abbia calcato i salotti di tutto il globo.
NBA Jam è stato, forse, il capostipite di quei titoli sportivi che attualmente imperversano sulle console di ultima generazione. Giochi in cui i gesti atletici sono portati alle estreme conseguenze, con buona pace dei cultori dello schema e dell’aspetto tecnico-manageriale e con grande vantaggio per lo spettacolo e l’adrenalina dell’ homo ludens. Due contro due, schiacciate frutto di voli stellari ed evoluzioni tanto improbabili quanto divertenti, praticamente nessuna regola e tanta, tanta frenesia. Il basket concentrato nel suo migliore nettare.

La domanda retorica è nell’aria e noi certo non ve la risparmieremo: sarà riuscita, dunque, la software house di Glenn Cove, NY, a rinverdire i fasti della sua produzione cestistica anche nell’era dei 128 bit? I più pazienti lo scopriranno alla fine della recensione.

Per affrontare la sfida di rinfrescare un franchise tanto blasonato quanto saldamente ancorato nella preistoria dell’intrattenimento elettronico, gli sviluppatori hanno scelto di apportare alcuni sostanziali cambiamenti nel gameplay.
L’intento -che si legge tra le righe del loro lavoro- pare essere quello di voler unire ad una ancor maggiore spettacolarizzazione delle conclusioni un certo sentore strategico che non demandi alla sola frenesia dell’azione l’onere di reggere il divertimento del giocatore, ma che aggiunga una componente di tensione e di sfida scaturita dal dover gestire le risorse della propria compagine.
Ecco, quindi, che la squadra è ora formata da tre giocatori. A fianco della inossidabile possibilità di mandare on-fire l’atleta che segna tre canestri di fila, elevandone esponenzialmente le capacità, è stata introdotta la barra dell’hot spot. Tale indicatore si riempie proporzionalmente alle schiacciate “semplici” e agli alley-oop che riuscirete a segnare e una volta colmato dà la possibilità, previa pressione di R3, di attivare una “mattonella” sul parquet dalla quale partire con una super-schiacciata molto coreografica nonché remunerativa in punti ottenuti.

Queste novità di gameplay, duole sottolinearlo, inficiano drasticamente una goduriosa fruizione del gioco.
L’aggiunta del terzo uomo piuttosto che invitare a manovre più “ragionate” accresce non poco la confusione dell’azione, in virtù della totale mancanza di senno del terzo incomodo che lo porterà ad intralciare vieppiù schemi nati e collaudati per non coinvolgerlo. Inoltre, i comandi poco reattivi e l’inettitudine dei teammates espongono drammaticamente alla pressione, fortissima ed esiziale, esercitata dalla squadra avversaria; questa riuscirà quasi sempre ad abbattere i nostri compagni e a conquistarsi anche i rimbalzi di quei rari tiri che non abbia messo a segno. Anche l’introduzione dell’hot spot fallisce l’intento di aggiungere carne al fuoco. La scelta di demandare a questa opzione la possibilità di compiere le coreografiche schiacciate “fuori di testa” che hanno reso famosa la saga cestistica, penalizza il resto dell’azione che si riduce in un NBA Jam in sedicesimi, spogliato del suo migliore attributo: l’immediata gratificazione dovuta all’esecuzione di colpi ultra-spettacolari.

Entrambe le soluzioni sono mutuate, è inutile negarlo, da NBA Street ed oltre ad apparire estranee alle meccaniche consolidate del nostro titolo ci spingono ad un moto di tristezza, dovuto alla considerazione che quando il maestro arriva a copiare l’allievo, forse è arrivato il momento di andare in pensione.

A conforto di questo assunto è interessante rilevare come, proprio negli aspetti meno interessati dalle innovazioni risiedano le qualità di NBA Jam. Da questa edizione ci viene data la gradita facoltà di scegliere oltre alla normale competizione contro le franchigie che prendono parte al campionato professionistico, anche la possibilità di prodursi in un campionato contro squadre virtuali composte da un parco atleti che parte dagli anni ‘50 fino ad arrivare agli anni ‘90 dello scorso secolo. Per aumentarne l’effetto vintage l’immagine virerà dal bianco e nero delle sfide anni 50, passando per il colore sbiadito degli anni ’70 fino ad arrivare al pieno technicolor dei tempi più recenti. Allo stesso modo si adegueranno le varie arene teatro delle nostre gesta e le buffissime telecronache.
Completano la lista delle opzioni, l’editor col quale creare il proprio giocatore personalizzato (purtroppo privato delle caratterizzazioni più assurde come la testa di mucca o quella di alieno) e una chilometrica lista di cheat che, una volta sbloccati, ci consentiranno di intervenire su ogni parametro di gioco e di estetica variando non di poco l’esperienza videogiocosa. Un altro punto di forza è rappresentato dall’opzione multiplayer: gli sviluppatori hanno previsto non solo sfide uno contro uno ma hanno anche pensato alla possibilità di sfruttare NBA Jam come furioso party-game, concedendo il coinvolgimento, tramite doppio multi-tap, di ben sei giocatori contemporaneamente!

Prima di giungere a tirare le somme delle nostre considerazioni, abbiamo ancora qualche notarella riguardante l’aspetto tecnico da sottoporvi. Il titolo Acclaim restituisce piuttosto efficacemente al fruitore un’atmosfera generale decisamente scanzonata ed esagerata, con un furoreggiare di pirotecnici effetti video e una, tutto sommato, riuscita caratterizzazione dei giocatori. Purtroppo le animazioni legnose, scollegate tra di loro e preda di frequenti “stalli” nonchè la totaleassenza di musiche durante le partite, contribuiscono a vanificare la validità della suddetta caratterizzazione.
Per quanto il gioco risulti comunque godibile (grazie alla sua immediatezza e semplicità) e pertanto non passibile di una bocciatura, ci rimane la spiacevole sensazione di aver visto dissipare alcuni punti di forza di un gameplay collaudato per esaltarne, di converso, certi difetti congeniti.
Per tornare al paragone ortofrutticolo a noi tanto caro tra arancia e pallone da basket, possiamo constatare amaramente come NBA Jam sia stato spremuto sino alla scorza e l’inebriante e fresco succo della migliore essenza cestistica sia da considerarsi, probabilmente, patrimonio di altri.

Voto 6,5