Dragon Ball Xenoverse

Naruto, Ken il guerriero, I Cavalieri dello Zodiaco, One Piece e Dragon Ball hanno in comune molte cose. Sono racconti in cui il combattimento è elevato al rango di protagonista, parte attiva della narrazione attraverso cui si intrecciano i fili della storia.

Sono saghe ricche di personaggi pittoreschi, assurdi che lottano sfruttando tecniche fantastiche in scontri che possono durare anche alcuni volumi (o puntate).

Per questo motivo imbrigliarne le acrobazie negli schemi di un videogioco è sempre stato molto difficile, soprattutto in passato. Tra un combattimento di Dragon Ball e una partita a Street Fighter del resto c’è la stessa differenza che passa tra un episodio di Holly e Benji e un match a Pro Evolution Soccer, nella maggior parte dei casi il risultato sarà macchinoso, deludente e ben lontano dall’originale.

Fortunatamente con l’avanzare della tecnologia la situazione è (in alcuni casi) migliorata, e oggi è possibile trovare in commercio giochi che non solo hanno una grafica valida, ma riescono anche a trasmettere tutta l’adrenalina, gli impatti e la velocità di uno scontro fra lottatori con poteri al limite del divino.

Insomma, non giriamoci intorno, se fossi ancora il liceale che leggeva Dragon Ball di nascosto durante le lezioni, Dragon Ball Xenoverse avrebbe di certo messo a duro rischio la mia maturità nei tempi previsti.

Rispetto ad altri giochi di combattimento, Xenoverse infatti ha basi fondate su una solida storia che va oltre la semplice successione di incontri, a cui si aggiunge un indovinato accenno di elementi GDR.

Il nostro personaggio, del quale potremo scegliere razza, sesso, statura, voce, capelli (ovviamente assurdi) sarà chiamato a rivivere gli scontri più famosi della lunghissima storia di Dragon Ball con il compito di far andare tutto come previsto, evitando che eventuali misteriosi elementi di disturbo alterino il corso degli eventi.

Dovremo dunque fare in modo che Goku batta Vegeta, che Gohan non muoia nello scontro con Nappa, che la squadra Ginew venga stroncata e, più in generale, che chi deve prendersi la propria dose di botte lo faccia senza troppe discussioni. A tutto ciò si aggiungono una serie di missioni secondarie, tornei e brevi battaglie che allungano ulteriormente la durata del gioco.

Al termine di ogni scontro saremo ricompensati con valuta e punti esperienza. La prima servirà per comprare equip, oggetti o nuove mosse, coi secondi invece miglioreremo le nostre caratteristiche in modo da poter colpire più duro, incassare un numero maggiore di colpi e così via.

L’editor consente la creazione di Sayan, Umani e Majin di entrambi i sessi, mentre i Namecciani e i membri team di Freezer sono asessuati. Attenzione però perchè ogni razza e genere portano con sé bonus e malus. Quindi i Majin donna saranno più veloci, ma meno potenti, i Sayan maschi saranno più forti nel corpo a corpo, ma meno dannosi negli attacchi d’aura e così via. Potremo dunque dare finalmente la forma tanto desiderata al nostro alter ego nel mondo di Dragon Ball.

Personalmente ho creato Sedan (mantenendo la tradizione della serie per i nomi idioti), un Sayan col pizzetto e il capello sbarazzino, in grado di lanciare tantissimi colpi d’aura in poco tempo. Non vedo l’ora di poter accedere ai colpi più potenti, anche se per ottenere la Kamehameha bisogna racimolare una fortuna.

Tutto bene dunque? Sì e no. Purtroppo la situazione si fa meno rosea quando arriva il momento di picchiarsi sul serio.

Gli sviluppatori dello studio Dimps hanno già alle spalle ottimi titoli dedicati alla saga delle Sette Sfere, giochi che offrivano però solo scontri bidimensionali. L’introduzione della terza dimensione ha reso il tutto ancora più fedele, seppure con un impatto sul piano della semplicità.

Quindi, nonostante la possibilità di bloccare la visuale sul nemico, dovremo prima o poi fare i conti con inquadrature poco chiare, colpi che vanno a vuoto e personaggi che non si muovono come previsto.

All’inizio l’effetto è abbastanza destabilizzante. Nemici che volano ovunque, attacchi che partono senza logica, rapidi movimenti di camera… sarà molto facile ritrovarsi confusi, mentre si premono pulsanti a caso nella speranza di colpire qualcuno.

Tuttavia, basta un po’ di pratica per rendere le cose meno traumatiche e riuscire a inanellare combo soddisfacenti, spesso concluse da una potentissima ed esaltante mossa finale che richiede giusto la pressione di due tasti.

Questo lo rende un gioco facile? Assolutamente no. Anzi, forse sarebbe il caso di rivedere la curva di apprendimento del gioco. Dopo le prime missioni molto semplici infatti ci si ritrova subito di fronte a sfide ostiche che potrebbero frustrare i meno appassionati della serie.

Per rendere il tutto ancora più caotico, alcuni incarichi possono o devono essere necessariamente affrontati insieme ad altri personaggi che si sbloccheranno col procedere dellea storia. Questo permette al gioco di sfoggiare un comparto tecnico che non subisce il minimo rallentamento, neanche in battaglie tre contro tre piene di onde energetiche, raggi mortali e quant’altro.

Per quanto riguarda invece le arene di gioco, sono ampie e fedeli alle ambientazioni originali, ma un po’ troppo statiche. Se lancio una Kamehameha contro una montagna mi aspetto che questa venga distrutta!

Volendo, le missioni possono essere svolte in modalità cooperativa con un paio di amici, tuttavia la versione del gioco testata non ha l’online funzionante, quindi non c’è al momento niente che si possa dire sulla bontà del netcode.

Essendo Dragon Ball, non può ovviamente mancare la modalità Torneo che permette a decine di giocatori di sfidarsi in match a eliminazione diretta, con tanto di possibilità di fare solo gli spettatori per gli incontri più esaltanti. Ma anche in questo caso, niente online, niente gloria.

Dunque, anche se le sfide multiplayer sono ancora un’incognita, possiamo senza dubbio affermare che Dragon Ball Xenoverse rappresenta un buon passo avanti per l’universo creato da Akira Toriyama. La complessità del sistema di controllo infatti è bilanciata da una storia strutturata e da un valido sviluppo del personaggio che offrono ottimi motivi per tenere le dita incollate sul pad.

Chiunque sia disposto a tenere duro e imparare come combattere sarà senza dubbio gratificato da un’esperienza a prova di fan. Parola di uno che all’epoca cercò pure di farsi i capelli come Vegeta, fallendo miseramente.