Dead Rising 3

Pronti via! Al day one della nuova console next-gen Microsoft Xbox One, ecco tornare una saga che su Xbox 360, forse, aveva già detto tutto ciò che poteva dire. Capcome Vancouver ci riprova ed all’esordio sulle nuove macchine da gioco si presenta con Dead Rising 3, un action-survival horro dai toni più forti rispetto al passato e che, seppur in modo anonimo, mette in evidenza alcune delle nuove possibilità offerte dalle console next-gen.

In una città invasa dagli zombie… L’inizio del racconto della trama potrebbe essere questo. Un tema, quello delle epidemie di mangiatori di cervelli, che ha reso famosi IP come questo ma che, se non supportato in modo adeguato da personaggi mitici e colpi di scena può presto stancare. E se Dead Rising 3 da questo punto di vista stanca vista la trama trita e ritrita, il fatto di poterlo giocare per la prima volta su Xbox One insieme alle novità che vedremo, lo rende comunque un gioco nuovo: un paragone potrebbe essere – anche se a livello di settore gaming centra poco – come giocare FIFA 14 su Xbox 360 e poi su Xbox One; il gioco è lo stesso ma sembra un’altra cosa. Così, sopravvissuti ad una epidemia zombale, il nostro amico meccanico Nick Ramos si ritrova a dover scappare dalla città di Los Perdidos in compagnia di altri superstiti prima che l’intera area venga cancellata dalle piantine geografiche grazie ad una esplosione nucleare.

Prendendo in esame i personaggi ed avendo giocato i capitoli precedenti, bisogna dire – anche perché salta all’occhio – che Nick è meno carismatico rispetto al passato così come i suoi compagni di sventura. Questo rende il racconto meno coinvolgente ma il tema centrale del titolo Capcom sicuramente non è la trama. Si capisce ben presto, infatti, che le intenzioni sono quelle di creare uno splatter bello e buono che lasci l’iniziativa al giocatore senza chiuderlo all’interno di cliché come timer da rispettare ed aree limitate da esplorare.

Così, minuto dopo minuto, l’attenzione di noi giocatori curiosi, viene deviata dalla miriade di possibilità che la mappa aperta – in stile GTA – ci propone. Superstiti da liberare, collezionabili nascosti ovunque, schemi per creare armi, mezzi da guidare e molto altro predono, dunque, il sopravvento e l’esplorazione parte inesorabile. Per fortuna la fase esplorativa viene favorita dalla scarsa velocità degli zombie che ci troveremo di fronte e dai quali, volendo, non è così difficile sfuggire. Le cose si complicano, però, quando il numero degli esseri immondi sullo schermo si fa ragguardevole grazie alla nuova potenza di Xbox One. I colpi d’occhio, in questi casi, sono davvero unici e spiazzanti: distese di zombie davanti al giocatore lasciano un senso di scoraggiamento generale e riproduce la sensazione del fallimento: una sensazione, questa, che deve essere propria di chi – ma per ora nessuno può raccontarlo davvero – si trovasse mai di fronte a centinaia di zombie che non aspettano altro che banchettare con le sue interiora.

I mezzi di trasporto, dunque, diventano fondamentali per spostarsi attraverso un mondo aperto e dalle dimensioni soddisfacenti. Ogni edifico è praticamente esplorabile e, così come premesso più volte in molti eventi da Capcom, ogni edificio è diverso da un altro. Non abbiamo fatto caso, invece, alla frequenza di zombie uguali sullo schermo.

Altro modo per sfuggire agevolmente alle masse di non morti sono le armi combo. Queste, al contrario degli episodi passati, possono essere assemblate ovunque (forse perché il protagonista è un meccanico?) e non costringe, quindi, a cercare nascondigli, banchi da lavoro e quant’altro per metterle insieme. Le armi sono moltissime e gli schemi per generarle sono un centinaio. Si va così da semplici armi da taglio modificate e potenziate fino a lanciafiamme posti su moto, auto e molto altro: insomma, i modi per compiere delle carneficine sono innumerevoli e molto sfiziosi.

Il gameplay di Dead Rising 3 differisce poco dai precedenti titoli della serie se non per l’inserimento di Kinect che, oltre a permettervi di muovervi con comandi vocali tra i menu, permette anche di urlare parole specifiche durante l’azione per creare del rumore che attiri gli zombie. Per il resto, tutto è rimasto praticamente identico: attacchi veloci o potenti, capriole, salti e prese. Nulla di innovativo ma, per chi ha già giocato un Dead Rising, questo è più un bene che una mancanza di innovazione. Giocato in co-op, inoltre, il gioco garantisce davvero ore di divertimento e risate grazie, anche, a mezzi studiati apposta per mettere un giocatore alla guida e l’altro in postazione di tiro.

Discorso particolare, invece, fa fatto per i mangiatori di cervello o brains come li chiama qualcuno. I non morti, contrariamente al passato, sono più sensibili al rumore ed alle fonti di luce forti. Sarà così indispensabile, in alcuni momenti, utilizzare razzi segnaletici per far muovere masse di zombie altrove rispetto alla vostra posizione ed utilizzare le torce con parsimonia, soprattutto di notte, per non attirare troppo attenzioni sgradite. Proprio di notte, infatti, gli zombie diventano più aggressivi che di giorno e le cose si complicano leggermente.

Conclusioni

Possiamo dire ciò che vogliamo di Dead Rising 3. Possiamo dire che un gioco già visto, che la trama non convince e molto altro. Ma dobbiamo anche dire che le novità ci sono anche se, a primo acchito, potrebbero non essere visibili a tutti. Secondo me, dunque, Dead Rising 3 è un gioco che offre molto nonostante il comparto tecnico e la sceneggiatura non dicano nulla di nuovo. La longevità, inoltre, gioca un ruolo importante e nuovo rispetto al passato così come l’uso di veicoli e la mappa libera che favorisce ore di esplorazione mettendo, per qualche tempo, le missioni in secondo piano.