Days Gone

Quella che leggerete non sarà la classica recensione dedicata all’ennesimo videogioco in uscita. Nicolò è un ragazzo affetto da autismo ma riesce nel quotidiano a fare la maggior parte delle cose che fanno i suoi coetanei: andare a scuola, interagire con i social network e divertirsi con i videogiochi. Si è appassionato cosi tanto a Days Gone (bravo Nicolò!) che di sua iniziativa ha deciso di accendere il suo notebook e scrivere tutto ciò che gli passasse per la mente dopo aver spolpato il gioco in questione. Ci ha inviato la sua personalissima recensione e siamo felici di poterla condividere sul web. Eccola!

Recensione Days Gone

E sulle note dell’ultima soundtrack che scorre durante i titoli di coda, emozionante è dire poco, si inizia qui a scrivere i primi pensieri per quanto riguarda Days Gone, ultima fatica partorita da Bend Studio. Fui uno di quelli titubanti durante la presentazione all’E3, non so perché, ma c’era qualcosa che a pelle frenava il mio entusiasmo ma dopo aver preso in mano il gioco è difficile negare che fu amore a prima vista.

Un personaggio, il mitico Deacon, che ti rapisce fin da subito per come è caratterizzato. Crudo, spietato e che non guarda in faccia a nessuno, ma vive solo una realtà che ha devastato il mondo come lo conoscevamo, disposto a viaggiare per Infiniti chilometri pur di ritrovare quell’amore che crede perduto per sempre. In questo viaggio appassionante si potrebbero vedere diverse similitudini con il celebre The last of us ma riuscendo a dare quell’impronta netta e marcata che di fatto non lo rende quello che poteva essere “solo” una brutta copia del titolo naughty dog. Days gone è molto più di questo.

Per alcuni versi mi verrebbe da definirlo quasi come il “brutto anatroccolo” che diventa un bellissimo cigno. Si, perché difetti non mancano, sopratutto per quanto riguarda l’aspetto FPS (almeno sula piattaforma PS4 provata) passando poi per dialoghi che alle volte non erano sincronizzati in maniera impeccabile. Un sistema che comunque in molte cose andrebbe rivisto.

Il gameplay  rimane a conti fatti, insieme alla trama che nella seconda parte esplode in un tripudio di bellezza cosmica, la parte centrale e meglio riuscita dell’opera, sopratutto quando ci si trova davanti a quella che viene definita L’ORDA (un gruppo numeroso di “zombie” che come una massa uniforme è pronta a divorarti) dove la pianificazione, prima di tutto, è alla base per una buona riuscita, ma sopratutto il livello di tensione e di dispersione che si viene a creare nel momento in cui si iniziano ad accalcare uno sopra l’altro, facendo credere per un attimo di star sparando ad un muro insormontabile.

Il doppiaggio in italiano rimane molto piacevole, non ai livelli delle maggior produzioni Sony, ma di pregevole fattura. Ricordiamoci che rimane un titolo che rispetto ai veri big targati Sony, ha avuto un budget molto più ridotto, ma dimostra comunque quanto Bend Studio ci sappia fare alla grande.

Se queste sono le basi, con un budget a ribasso, non oso immaginare cosa possono generare con un potenziale secondo capitolo sulla generazione futura. Potrebbe scoppiarmi il cervello.
Complimenti doverosi a Sony che come al solito dà man forte a questo tipo di produzioni, facendo capire come il single player sia tutt’altro che morto, ma in netta crescita rispetto al passato.