Battlefield Hardline

La serie di Battlefield, da quando è approdata su console con Bad Company, ha acquistato sempre maggior peso nell’industria arrivando persino a rivestire il ruolo di “avversario ufficiale” di Call of Duty. La sua parabola ascendente sembrava inarrestabile e DICE, lo storico sviluppatore svedese, stava acquisendo sempre più potere all’interno di EA. Questo grazie anche al suo motore grafico, il Frostbite, divenuto lo strumento di lavoro di base per gli studi del colosso americano.

E poi…e poi qualcosa si è rotto. La repentina espansione di Digital Illusion ha diluito il talento dello studio, che si è trovato a lavorare su diversi fronti con tempi striminziti e oltretutto con l’onere di fare da tutor tecnico per adattare il Frostbite alle esigenze di ogni partner. Il risultato è stato una lunga serie di giochi pesantemente al di sotto delle aspettative (Medal of Honor, Need for Speed The Run), tra cui troviamo persino Battlefield 4, capitolo che al posto di sferrare il colpo di grazia a CoD è riuscito a calamitarsi addosso le ire di tutta la comunità di videogiocatori, con una serie di problemi piuttosto gravi che hanno funestato l’esperienza per mesi dopo il lancio nei negozi.

Battlefield Hardline si trova dunque da una parte a dover rivitalizzare una serie in difficoltà e dall’altra a dover dare un segnale di cambiamento all’industria che dopo Titanfall, Destiny e lo stesso CoD è desiderosa di un prodotto fresco e moderno.

Gli sviluppatori hanno quindi pensato che cambiando radicalmente le tematiche affrontate, ovvero non parlare più di fantomatici conflitti su scala mondiale, ma della quotidiana lotta tra polizia e criminalità potesse essere sufficiente a rinnovare l’intero brand.

Sulla carta tutto funzionava egregiamente: sbirri e malviventi lottano su distanze più corte di quelle dei campi di battaglia, ingaggiano inseguimenti frenetici e spettacolari a bordo di bolidi truccati e ci si può facilmente ispirare all’ampio catalogo di telefilm e libri polizieschi che da decenni si affollano sul mercato. Ingaggiare qualche volto noto di Hollywood per interpretare i protagonisti del gioco doveva rappresentare nei piani di EA la proverbiale ciliegina sulla torta con la quale impreziosire il solito tripla A .

Peccato però che le alte sfere del colosso dell’intrattenimento non abbiano tenuto conto di uno dei più antichi e conosciuti detti. Come Roma non è stata costruita in un giorno, così anche Visceral Games non può aver imparato in pochi mesi tutte le finezze e le strategie per confezionare un prodotto così complesso. Non fatevi ingannare, sviluppare uno sparattutto di questa caratura è uno sforzo capace di mettere alla corda studi dall’indubbio talento come Bungie, Respawn Entertainment, Valve e Infinity Ward, figuriamoci un gruppo di persone che fino a quel momento si erano dedicate solo ad action e survival horror. The Cartel non voglio nemmeno considerarlo.

La conseguenza è che il gioco è costellato da piccoli e grandi errori concettuali in grado di oscurare le sue qualità. Perchè non nascondiamolo, il cuore pulsante di Battlefield Hardline è comunque il gameplay di DICE, capace di conquistare grazie al suo sapiente bilanciamento tra azione, cooperazione e spettacolarità. È possibile capirlo quando vi entusiasmerete dopo una vittoria a Conquista grande, dopo un inseguimento da Hotwire, o lottando per un bottino in Blood Money o Heist.

Poi, però, dopo qualche partita a Rescue, una modalità ispirata a Counterstrike, ci si chiede se i medici e la loro capacità di resuscitare anche il VIP non sbilancino troppo il gameplay e se alcune mappe sono state testate a fondo, dato che i punti di estrazione sembrano progettati per facilitare la vita ai camper che possono facilmente minare queste posizioni e tenerle sotto tiro.

Allo stesso modo in Team Deathmatch non si possono non notare i tempi di respawn troppo lunghi, la lentezza con la quale si cambiano le armi e l’imperfetta capacità del gioco di trovare un punto nel quale farvi rinascere.

Similmente, l’aver eliminato i lanciarazzi dai kit standard dei soldati funziona bene sulla carta e rende il loro ritrovamento sulla mappa fondamentale per le sorti di una partita, ma spinge i giocatori a scegliere la classe degli ingegneri in Hotwire, dato che sono gli unici a poter far saltare un veicolo grazie al lanciagranate.

L’impressione è quindi che sia mancata durante lo sviluppo una figura in grado di riconoscere questi problemi e che potesse impedire a Visceral di commettere simili ingenuità. L’alternativa è che durante la travagliata gestazione di Hardline si sono talmente mischiate le carte che il risultato finale è l’unione di pezzi di varie esperienze.

Anche durante la campagna si ha l’impressione che o ci si è persi in un bicchiere d’acqua o sono state cambiate alcune cose all’ultimo senza avere la possibilità di correggere il tiro. Ci riferiamo al fatto che tutto Battlefield Hardline spinga il giocatore ad avere un approccio meno diretto e sfrontato ai livelli. Gli avversari sono posizionati in modo che è facile sorprenderli alle spalle e alcuni di essi sbloccano persino alcuni obiettivi di gioco se catturati.

Questo approccio non sarebbe nemmeno male; non fosse che la possibilità di arrestare i nemici, per come applicata, presta il fianco a molte critiche. Innanzitutto Nick Mendoza, il protagonista, ha sempre indosso un’infinita quantità di bossoli e manette che tira fuori anche in situazioni nelle quali dovrebbe essere poco più che nudo. La domanda di dove nasconda tutti questi oggetti potrebbe essere molto scomoda, oltre che non sono sicuro di voler sapere la risposta.

In secondo luogo il desiderio di arrestare la gente deve essere scritto a lettere infuocate nel suo DNA, dato che esegue il gesto in maniera metodica sia da poliziotto, mostrando fieramente il suo distintivo, sia da criminale, questa volta inchiodando il sospetto con il suo dito indice accusatore.

Infine i nemici di Battlefield Hardline devono soffrire tutti i cecità e sordità, dato che non si accorgono minimamente di tutto quello che accade al di fuori del loro ristretto cono visivo, consentendovi di arrestare tutti senza grossi problemi o peggio di scatenare un inferno che comunque non turba la tranquillità di coloro che sono nella stanza successiva.

Non fosse per queste sciocchezze si tornerebbe finalmente a percorrere livelli ampi ed articolati nel single player, anche se mancano dei picchi emotivi possibili forse solo grazie alla scala globale dei conflitti raccontati nei precedenti giochi. In Hardline anche le emozioni sembrano essere state normalizzate.

Quando il Battlefield fa il Battlefield, ovvero quando ci vengono dati in mano un carroarmato o ci si trova a combattere in furiosi scontri a 64 giocatori, Battlefield Hardline funziona a meraviglia e anzi introduce i 60 frame per secondo, un elemento molto importante per la fluidità e la precisione di uno sparatutto in prima persona, anche su console.

La speranza è dunque che gli sviluppatori, una volta garantito un lancio adeguato su tutte le piattaforme, si mettano al lavoro su contenuti e modalità che sfruttino l’ottima base del gioco e consentano a tutti gli amanti della serie di DICE di combattere su dei nuovi campi di battaglia.

Ah, graficamente il gioco è piacevole su console di nuova generazione e ottimo su PC. Il framerate è piuttosto stabile in entrambe le versioni e la qualità generale è piuttosto simile, nonostante la risoluzione superiore della versione PS4 renda alcuni contorni più definiti. A mio avviso XBO si fa preferire per il pad e per la qualità di Xbox Live, che in un gioco come questo fanno ancora la differenza.