BATMAN: ARKHAM ASYLUM: L’UOMO PIPISTRELLO VOLA ALTO!

Quella tra il bene e il male è una battaglia che si ripropone sin dall’alba dei tempi. Saperla raccontare è un’impresa in cui tanti si cimentano e su cui grava ogni tipo di confronto. Letteratura, cinema, teatro, fumetti e, perché no?, anche i videogiochi hanno provato a narrarla. Quest’ultima rappresentazione si avvantaggia, rispetto alle altre, per via dell’interattività offerta al fruitore, catapultandolo in contesti storici nel il tentativo di ripercorrere eventi già accaduti oppure trasportandolo in avventure completamente al di fuori della realtà. Rocksteady tenta la seconda strada mettendoci nei panni di uno degli eroi più famosi nell’universo DC ComicsBatman.

Potrebbe essere opportuno soffermarsi sulla storia del personaggio in questione, ma chi scrive si sente esonerato dal farlo perché, nel 21° secolo, ignorare chi sia il Cavaliere Oscuro è una punizione auto inflitta a cui non possiamo porre rimedio. Potete scegliere di documentarvi e tornare su questi lidi, oppure di proseguire nella lettura, cercando di capire gli aspetti fondamentali che fanno di Batman: Arkham Asylum uno fra i migliori prodotti su licenza mai pubblicati nel settore dei videogiochi.

Una sequenza iniziale in puro stile cinematografico ci spinge alla ricerca del piano di appoggio più vicino, dove lasciare il controller, mentre ci godiamo il filmato e facciamo conoscenza del nostro alter ego digitale e della sua più famosa nemesi, Joker, diretti al manicomio criminale conosciuto come Arkham Asylum. Come un genitore che riporta a casa il figlio disobbediente, Batman riconduce dietro le sbarre il suo acerrimo nemico con il solo cruccio che la sua cattura gli sembra stata fin troppo facile. Ecco il momento il cui il pad si stacca dal tavolo e comincia la nostra deambulazione nei panni dell’uomo pipistrello. Qualche altro minuto in compagnia del pagliaccio, per scoprire che la sua cattura è stata architetta da tempo e che il suo esercito è già pronto e operativo all’interno del manicomio. L’isola che ospita la struttura di detenzione sarà lo scenario principale della nostra fatica, spaziando in ambienti al chiuso e all’aperto con qualche visita anche nelle fondamenta. L’esplorazione sulle tre assi cartesiane è variegata e ben dettagliata, oltre a richiedere un minimo di sforzo mentale per raggiungere luoghi inaccessibili o inizialmente preclusi.

Il motore di gioco che muove tutto l’ambiente è stabile e roccioso (Rocksteady tiene fede al suo nome…), anche se sporadici rallentamenti possono far sembrare il contrario. Occasioni molto rare, in verità, su cui rimane la perplessità del perché avvengano in situazioni di apparente poco sforzo computazionale. Anche lo streaming dati è notevole e solo in precisi frangenti il caricamento tocca le soglie dei 3 o 4 secondi, non rovinando comunque il feeling con il gioco.

Già dalle prime battute si è in possesso di alcuni gadget utili all’esplorazione quanto alla difesa personale, arricchendo un sistema di combattimento semplice ma ben congegnato. Si utilizza un solo tasto per colpire, più diverse varianti evasive qualora i nemici fossero in superiorità numerica, situazione, quest’ultima, che si verifica praticamente sempre. Un counter dei colpi portati in combo capeggia a lato dello schermo, abilitando nuove evoluzioni offensive qualora si raggiungesse il numero di hit in sequenza necessari all’esecuzione, rendendo, di fatto, ancora più spettacolari gli scontri. Un plauso al colpo finale, inferto all’ultimo sopravvissuto, condito da slow motion e zoom. Gomitate in volo, ginocchiate allo stomaco, potenti calci e altri attacchi si susseguono senza soluzione di continuità, rendendo inutile ogni resistenza. Una lotta accompagnata anche da un ottimo sonoro che restituisce la pesantezza degli impatti in tutto il suo fragore. Energumeni dalle incerte fattezze, ma dalle idee chiare sul cosa farci, sono disseminati in tutta l’isola, a volte anche armati di tutto punto: non si faranno scrupoli nel correrci dietro, una volta che saremo entrati nel loro campo visivo, cercando sempre di circondarci e di non rimanere mai soli, per quanto sia comunque già noto il loro numero in quel momento.

Con una visuale alternativa, Batman è capace di scrutare ai raggi X l’ambiente circostante, visualizzando la posizione così come lo stato d’animo dei presenti rilevandone le relative pulsazioni cardiache, la tipologia di arma imbracciata e la loro salute qualora si evidenziassero dei corpi inermi. Con un buon tasso di sfida già dalle prime battute, ci si rende conto da subito dell’ottimo bilanciamento anche a livelli elevati di difficoltà (selezionabili i canonici facile, medio e difficile). Metabolizzare il combat system è vitale per non subire troppo l’IA nemica, ma adagiarsi sugli allori è l’errore più comune anche quando ci si trova di fronte a soli tre avversari.

Anche se il titolo è strutturato in modo molto lineare, è la storia (intessuta dalle sapienti mani di Paul Dini, dipanata con cura e intervallata da ottime cut-scene) a tenerci incollati a Batman: Arkham Asylum. Dispiace per il doppiaggio che pur essendo buono nella scelta delle voci (le stesse della serie animata), non può che farci storcere il naso per l’evidente asincronia con il labiale.

Interessanti anche i collezionabili sparpagliati in tutta l’isola, con alcuni enigmi, da risolvere per ottenerli in premio, veramente sopra la media per inventiva ed elucubrazione mentale richiesta. Considerato spesso un elemento superfluo, ricercare oggetti riveste in Batman: Arkham Asylum un ruolo chiave, grazie al rilascio di punti esperienza, utili all’upgrade del personaggio, e di informazioni sulla storia della prigione e dei suoi inquilini. Una dimostrazione su come unire l’utile al futile, complice anche la voglia di sparare un’altra volta il rampino e proiettarsi verso altezze improbabili da cui planare in completo assetto stealth contro il malcapitato di turno.

Il titolo prodotto da Eidos e sviluppato da Rocksteady è un’esperienza che va vissuta anche se ignari del curriculum vitae di qualsiasi supereroe. Attendere nell’ombra un galeotto e soffocarlo mentre gli altri vi stanno cercando, fucile a pompa alla mano, rilascia ingenti dosi di adrenalina, specie quando gli altri, in gruppo, coprendosi le spalle a vicenda, saranno pronti a far fuoco al minimo rumore. Dagli altoparlanti della struttura, un gracchiante Joker li avvertirà ogni qualvolta eliminerete qualcuno, aumentano il loro stress e modificando i pattern di ronda a cui vi eravate appena abituati.

Non mancano piccole sviste da parte di Rocksteady, errori veniali che non riescono comunque a rovinare l’esperienza. La seconda visuale con cui Batman percepisce l’ambiente, ad esempio, è, di fatto, la soluzione a tutte le vostre domande, divenendo rapidamente la visuale predefinita, soprattutto in ambienti con scarsa illuminazione. Un’abilità utile e spesso fondamentale per la prosecuzione dell’avventura, ma che ci sottrae il sottile piacere dell’imprevisto, di non sapere cosa si nasconda dietro l’angolo. Peggio ancora se siete alla ricerca di un passaggio segreto che diventa di un colore in netto contrasto con il resto dell’ambiente, venendo evidenziato come un faro nella notte. Altra lacuna riguarda la pur adeguata Intelligenza Artificiale: per dirne una, lanciare il Batarang davanti agli occhi dei nemici non produce nessun effetto, facendoli sembrare manichini semoventi. Questo atteggiamento cozza notevolmente se messo a confronto alla reattività degli stessi quando consci della vostra presenza in loco. Non siamo di fronte ad un emulo di Solid Snake, ci mancherebbe, ma quando l’approccio stealth prende idee in prestito dal titolo Konami, ci viene da chiedere come mai non siano state prese in considerazione anche le varie reazioni degli avversari alle sollecitazioni esterne. Niente di grave, come vedete: si tratta per lo più di accortezze da prendere comunque in considerazione per eventuali progetti futuri.

Dedicandosi anche alla completa ricerca di tutti gli oggetti nascosti, l’avventura di Batman: Arkham Asylumsi esaurisce in un tempo medio tra le 10 e le 15 ore, senza lasciare spunti per una seconda partita. La permanenza all’interno della console è comunque garantita dalle sfide extra che si sbloccano con la raccolta dei suddetti oggetti-premio, abilitando sessioni in stile picchiaduro e mini avventure dagli obiettivi specifici e dal crescente livello di difficoltà.

Il tempo delle parole è finito e Batman è pronto a immolarsi nuovamente come paladino della giustizia, sapendo di poter contare su un abile team londinese e su di noi, che non smetteremo mai di fare la nostra parte della lotta tra il bene e il male.…

Voto 8,6