ALAN WAKE: TERRIFICANTE RISVEGLIO!

Per lungo tempo, Alan Wake ha rischiato di fare la fine di Duke Nukem Forever o Stunt Car Racer 2. Tra rimandi, smentite e continui modifiche succedutesi per tutto il corso dello sviluppo sembrava proprio che Remedy non ce l’avrebbe fatta e che AW sarebbe diventato vaporware a tutti gli effetti. Grazie al cielo Microsoft si è dimostrata ancora una volta una chioccia perfetta, lasciando ai creatori di Max Payne tutta la libertà creativa di cui avevano bisogno…

Alan Wake è uno scrittore con il blocco dello scrittore, il personaggio ideale per fare da protagonista ad una storia horror che sembra uscita dritta dalla penna di Stephen King o Clive BarkerRemedy, del resto, non nasconde le sue principali fonti di ispirazione, riempiendo il gioco di colte citazioni e simpatici richiami presi da molta della più recente iconografia horror occidentale. La storia, d’altra parte, è raccontata proprio come se si trattasse di un libro o di una serie TV: divisa in sei capitoli (o episodi, con tanto di titoli di coda dopo un episodio e riassunto prima del successivo), narra la discesa nel baratro di Alan e la sua lotta con le forze del male, nel tentativo di salvare la sua amata dalle grinfie delle tenebre che sembrano aver avvolto la piccola cittadina di Bright Falls. Insomma: uno scrittore si prende un paio di giorni di vacanza e finisce per trovarsi nel guano fino al collo. Originale? Per niente, ma chissenefrega.

Il giocato di Alan Wake parte da un’idea semplice e tutto sommato sommato banale qual’è la contrapposizione tra luce e buio. Silent Hill e le sue nebbie attraversate torcia in resta o Alone in the Dark sono la prima cosa che viene in mente, ma volendo si potrebbero trovare parecchi altri epigoni. Eppure, Alan Wake è il miglior esponete del genereProbabilmente è perché tutto è così intuitivo che, prima ancora di dover studiare il sistema di controllo, sei già con entrambi i piedi dentro una storia che quando t’ha preso non ti molla più. Torcia nella mano sinistra, arma da fuoco nella destra, si avanza nelle tenebre (con la luce hanno luogo solo le sequenze d’intermezzo, o quasi). Incrociato un nemico, lo si illumina fino ad eliminare la coltre di buio che lo avvolge e lo rende invulnerabile, in modo da poterlo crivellare di colpi e rimandarlo da dov’è venuto. Fine. Certo, ci sono anche i bengala e le granate accecanti per agevolare il lavoro, ma sostanzialmente Alan Wake è tutto qui.

Si avanza all’interno di una storia lineare che più lineare non si può, si fanno secchi tutti i cattivi (in maggioranza cittadini di Bright Falls posseduti dal male, ma anche escavatrici-poltergeist e uccelli che sembrano usciti dall’omonimo capolavoro hitchcockiano) e si arriva alla conclusione della storia passando attraverso un paio di enigmi che risolverebbe anche un bambino. In tutto ci vogliono una decina di ore, poco meno del tempo necessario a guardarsi l’ultima stagione di “Lost” in DVD.

Allora cos’è che rende il titolo Remedy un ottimo gioco? Beh, per esempio il fatto che fa poche cose, ma le fa bene. In un mercato in cui il cross-over è diventato una regola di vita, dove gli action-shooter-RPG sono all’ordine del giorno, Alan Wake racconta una storia ben scritta, interessante, condita qua e là con veri tocchi di classe (gli episodi TV di Night Springs sono una coltissima chicca dedicata agli amanti di “Ai confini della realtà”). Godibile, mai frustrante, dura il giusto e fila via liscio come l’olio. In particolare, il sottile equilibrio che sottende le dinamiche luce-buio è davvero ben implementato. Il gioco è abbastanza avaro di munizioni e pile di ricambio per la torcia, per cui diventa obbligatorio dosare bene i “flash” necessari ad indebolire i nemici e le fasi di attesa in cui lasciare che la torcia si ricarichi!

Con un ambiente così buio e nemici che tendono ad attaccare e circondare il protagonista bastava davvero poco (qualche bizza della telecamera, un sistema di controllo meno che perfetto) perché le fasi d’azione virassero verso il frustrante, ma grazie alla perizia di Remedy non è stato così. Qualche perfezionista potrebbe lamentarsi del fatto che il gioco non sia lunghissimo, ma per metterlo a tacere basterebbe rispondergli che Alan Wake contiene un codice Xbox Live che tra poco più di un mese gli garantirà il diritto di scaricare gratuitamente un episodio aggiuntivo. Per il resto, non manca davvero nulla.

Anche l’aspetto tecnico è particolarmente curato: non fa gridare al miracolo, ma le agghiaccianti texture bidimesionali a cui Remedy ci aveva abituato in passato ora sono solo un ricordo e la colonna sonora del gioco è gradevole da ascoltare, con una menzione particolare per le tracce che fanno da sottofondo ai titoli di coda che scorrono al termine di ognuno degli “episodi” che compone l’avventura. Insieme ad Heavy Rain, una delle migliori esperienze “brevi” dell’anno!

Voto 9,0