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The
Mark of Kri
Piattaforma: Playstation 2
Genere: Picchiaduro a scorrimento/strategico
Prodotto da: Sony Computer Entertainment
Sviluppato da: SCEA
Distribuito da: Sony Computer Entertainment Italia
N° Giocatori: 1
Note:
Supporta
Dual Shock
Playstation.com
kri-game.com
Altri barbari massacratori da provare:
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THE
MARK OF KRI: RAU IL BARBARO
Ripenso spesso ai motivi che mi hanno spinto in queste lande
pericolose. La leggenda narra che, durante la prima era, alcuni
stregoni malvagi crearono un ignobile e potente incantesimo
il quale, una volta enunciato, avrebbe consentito al mondo delle
tenebre di congiungersi al nostro, recando terrore, distruzione
e morte. Alcuni Dei sconfissero gli stregoni e divisero l’incantesimo
in sei parti, affidandone la custodia ad altrettante
famiglie umane. Purtroppo, dopo lunghi anni, il nefasto sortilegio
sta per essere riunito. Io sono qui per impedirlo. Ma non è
solo questo che mi spinge alla pugna, è anche la mia sete di
avventura, la voglia di combattere, la necessità di sentire
l’odore del sangue, le voci lamentose dei dilaniati che implorano
pietà, le ossa che si spezzano sotto i miei possenti colpi.
Perché io sono Rau: il barbaro!
Non è più il momento di riflettere, è ora di agire. L’orizzonte
mi rivela la presenza di un nemico, lo scorgo appena, si è appostato
dietro quel muro pensando di sorprendermi. Illuso. Il mio maestro
e mentore Baumusu, mi insegna mille trucchi prima di
avventurarmi in ogni azione. Oltre ad allenarmi passo passo
nell’apprendere ogni sorta di arte guerriera , mi sfida a metterne
in pratica di diverse in ogni avventura, con la promessa di
ricompense sempre differenti: nuovi trucchi e costumi, arene
in cui battermi con schiere di avversari da sconfiggere nel
minor tempo possibile oppure da sterminare in quantità entro
un determinato limite di tempo. Torniamo a noi. Ormai l’avversario
è a pochi passi da me. Nonostante la mia mole e la forza bruta
che mi contraddistingue in battaglia, so muovermi anche silenziosamente.
Emano la mia aura tramite lo stick analogico destro e punto
il mio avversario, la croce lampeggiante che appare sulla sua
testa non è solo la rappresentazione del tasto da premere sul
controller, ma anche un’anticipazione del suo misero destino.
Ecco, ora ha smesso di lampeggiare, questi saranno i tuoi ultimi
secondi di vita, uomo! Sbuco di scatto da dietro l’angolo, il
respiro del mio avversario si strozza in gola; colgo stupore
e terrore nel suo sguardo. Sono attimi velocissimi. Gli cingo
il collo e lo porto nel punto cieco, al riparo dalla vista di
altre sentinelle. La sua vita è nelle mie possenti mani. Penso
a come finirlo. Potrei appenderlo al muro trafiggendolo con
la spada oppure spezzargli al volo il collo. Potrei spappolargli
il cranio sbattendolo violentemente contro la parete o raggiungere
lo stesso risultato tramite un paio di colpi ben assestati con
l’elsa. Penso che opterò per qualcosa di meno coreografico ma
immensamente più in linea con la mia abilità stealth,
lo butto a terra, istantaneamente poggio la punta dell’arma
sulla sua gola. Hai il mio perdono uomo. La spada scivola liscia,
pare un tutt’uno con il suo respiro che si affievolisce.
Non è facile muoversi in questi posti ostili. Lussureggianti
giungle, dove artefatti di foggia Maya si mischiano ai templi
Kmehr cambogiani. Castelli presi di peso dalle architetture
del Giappone feudale, fortificazioni sorte su palafitte
ed ancestrali necropoli che nulla hanno di umano. Tutte ambientazioni
favorevoli ad arroccarsi in difesa e difficili da espugnare.
Fortunatamente posso contare sull’apporto fondamentale di Kuzo,
il fedele corvo che vive con la mia nobile stirpe da prima che
nascessi. Egli ha sviluppato con me una sorta di empatia. Kuzo
è i miei occhi per vedere da punti che altrimenti mi sarebbero
preclusi ed è la mia mano per compiere azioni in posti a me
inaccessibili. Mi è indispensabile per pianificare le mie mosse,
infatti la prima regola di un nobile guerriero è quella di evitare
il combattimento ogni volta che è possibile. Quand’anche venissi
scoperto e una moltitudine di avversari si scagliasse contro
di me, non avrei comunque il minimo timore. Questi vigliacchi
attaccano in massa, sperando di nascondere la loro debolezza
nel numero. Grazie al mio innovativo sistema di combattimento
ne posso tenere a bada fino a nove contemporaneamente.
Esso consiste nel perfezionamento del locking system reso
famoso dal coraggioso Link, di cui si narrano le gesta in Legend
of Zelda: Ocarina of time ed è destinato ad entrare nella
storia videoludica. Con lo stick analogico destro posso agganciare
gli avversari, ai quali verrà assegnato un tasto del controller
(nell’ordine: croce, quadrato e cerchio) in questo modo i miei
movimenti saranno sempre relativi agli avversari agganciati
e mi basterà premere il tasto corrispondente per scatenare la
mia furia sull’obiettivo prefissato. Assistete ad uno dei miei
scontri e vi assicuro che non ve ne pentirete. Grazie a tre
diverse armi, spada, taiaha (una sorta di tozza
lancia) e scure, apprendendo il giusto tempismo posso
scatenare un uragano di violenza contro le forze del male. Gli
avversari accusano con evidenza ogni colpo a segno, il loro
corpo si ricopre di ferite fino alla definitiva sconfitta. Gli
arti volano, le teste rotolano grondando sangue copiosamente
e quando qualche derelitto si trascina implorando la fine delle
sue sofferenze la mia decisione è inappellabile. Gli altri scherani
rimangono sconvolti dalla mia prova di forza. Questo è il momento
giusto, la debolezza si è impossessata di loro per un attimo,
fatale, un altro paio di fendenti combinati con forza e al suolo
non rimane che l’evidenza della miseria umana.
Al placarsi della battaglia quando il cinguettare degli uccelli
si rimpossessa della scena, una domanda si fa strada nella
mia mente. Sarà per rendere più sopportabile la violenza degli
scontri che i (game)Dei(signers) hanno affidato la mia forma
a dei disegnatori della Disney? Mi aggiro per le lande
con movenze perfette, il mio aspetto non può che far palpitare
il cuore delle donzelle ed entusiasmare gli uomini che mi demanderanno
la volontà delle loro azioni. Anche i miei avversari sono convincenti
e miglioreranno via via che la narrazione si evolverà. Tutto
ciò che mi circonda è reso in maniera minimale, teso alla sintesi
estrema. Mi duole ammettere , che se alcune volte questo stile
assolve il suo compito egregiamente, in generale, il risultato
che se ne ricava è molto discontinuo. A tratti sembra che un
malvagio sortilegio mi abbia riportato indietro nel tempo, alle
texture e al numero di poligoni propri della PSOne. L’incedere
del viaggio non è esente da difetti, qua e là appaiono dei fenomeni
di pop-up e pesante fogging; in un particolare
momento delle mie avventure mi sono addirittura imbattuto in
alcuni imbarazzanti bug: certo non hanno compromesso
le mie gesta, ma erano davvero troppo evidenti per sottacerli.
Inoltre se tutta l’avventura è caratterizzata da una continua
evoluzione del proprio sapere per poi concretizzarlo nel vivo
dell’azione, mi rammarico che gli Dei non abbiano voluto concedermi
una missione dove la maturazione potesse culminare in una pratica
libera della mia conoscenza.
E’ piacevole pensare che una volta concluse con profitto le
mie fatiche potrò godere dei doni conseguiti recuperando artefatti
nascosti, concludendo tutte le sfide che Buamusu mi indicherà
e completando gli obiettivi propri delle arene. Così avrò nuovi
costumi adatti ad ogni tenzone, potrò gonfiare il petto
godendo dei filmati di cui sono stato protagonista nel
dipanarsi del racconto o, ancora, deliziarmi con artwork
in puro stile Disney ispirati alle mie gesta. Sarà, inoltre,
sempre possibile ripercorrere i vari livelli, nel caso avessi
la sensazione di essermi perso qualcosa o volessi riprovare
quelle emozioni. Niente male come ricompense. Ma forse, a fronte
di tutto ciò, di gloria e onore, avrei preferito altre battaglie
nelle quali mettermi alla prova ancora una volta. Solo così
sarei potuto diventare da leggenda a mito. Perché io sono Rau:
il barbaro!
Voto: 6,8
Davide Pettani
immagini di The Mark of Kri © Sony Computer Entertainment
2003
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